Scopri perché il tuo commercialista ti sembra più un esattore delle tasse che un aiuto per la tua impresa e le 4 cose da PRETENDERE SUBITO per far fruttare ogni euro della parcella che tu gli paghi.

Imprenditore VS CommercialistaSe dovessi fare una classifica delle cose che danno più fastidio all’imprenditore nel rapporto con il suo commercialista il podio sarebbe sicuramente:

  1. Non mi segue per niente, lo sento si e no una volta all’anno;
  2. Le poche volte che lo sento o sono tasse da pagare o sono rogne. Mai che mi chiamasse per un’opportunità o qualcosa di positivo;
  3. Non capisco un tubo di quello che dice.

La conseguenza di questa scarsa, improduttiva e difficile comunicazione porta sempre ad un rapporto molto nervoso tra imprenditore e commercialista.

Due persone che dovrebbero essere sempre unite in battaglia sono in realtà troppo spesso una contro l’altra.

Se da una parte ci sono le lamentele dell’imprenditore dall’altra parte mi è capitato fin troppe volte di sentire commercialisti scambiarsi frasi del tipo

“Il cliente è il nostro peggior nemico”

perché:

  • pretende di pagare sempre meno e sempre quando gli pare a lui;
  • al primo errore che trova – o che gli fa presente l’Agenzia delle Entrate con qualche multa – è subito pronto a scaricarti la colpa addosso.

In un rapporto in cui l’imprenditore si lamenta del commercialista e il commercialista si lamenta dell’imprenditore capisci bene che le probabilità di creare qualcosa di importante praticamente non esistono.

Anzi, diventano sempre meno col passare del tempo che trascorrono insieme.

 Come mai il rapporto tra imprenditore e commercialista si rovina così spesso?

Perché è difficile avere un VERO rapporto di collaborazione tra imprenditore e commercialista?

Per scoprirlo dobbiamo analizzare come nasce, cresce e – spesso – finisce il rapporto tra imprenditore e commercialista.

 

Inizia il viaggio [forzato] insieme

Quando un imprenditore come te decide di iniziare il suo viaggio aprendo una nuova azienda si concentra molto spesso sul lavoro specifico che intende cominciare a fare.

Quindi all’inizio tutte le persone che coinvolgi nel progetto hanno più o meno a che fare con il lavoro specifico che andrai a fare con la tua azienda e, tra queste persone, NON c’è quasi mai un esperto di numeri e scartoffie.

E in effetti come si può pensare che chi è appassionato di numeri e scartoffie abbia degli amici? E soprattutto che venga coinvolto in un progetto imprenditoriale?

Quelli stanno sempre li gobbi sulle carte, non escono mai, non frequentano le compagnie di amici da cui nascono poi nascono le idee…dai, non ci sono quasi mai per il semplice fatto che nessuno vuole quei topolini da biblioteca come soci, diciamocelo chiaro.

Quando però decidi di avviare un’azienda e diventare imprenditore, da solo o con qualche socio, ti ritrovi ad aver subito un problema:

“Come si apre un’attività? Qui c’è bisogno di qualcuno che mi aiuti con le scartoffie!”

E da chi vai? 99 volte su 100 vai dal commercialista.

Guarda caso il commercialista è spesso un professionista che ha uno studio da solo, è sempre li gobbo sulle dichiarazioni fiscali, non riesce mai ad uscire perché ha sempre qualche scadenza, non riesce a coltivare il rapporto con gli amici….ti ricorda qualcosa?

Però non c’è niente da fare, il commercialista ti serve. Magari potresti anche pensare di cercare un’alternativa al commercialista ma in realtà, in Italia, c’è ben poco da scegliere come alternativa.

Ecco quindi che comincia il viaggio [forzato] assieme al tuo commercialista.

Sali sulla tua auto-azienda, magari fai salire anche qualche compagno di viaggio che ti sei scelto come socio, e ti metti sulla strada per raggiungere i tuoi obiettivi da imprenditore. Con a fianco il passeggero imposto dalla burocrazia, il tuo commercialista.

“Vabbè, purtroppo non posso farne a meno. Ma visto che è sulla mia macchina farà in modo di rendere il viaggio migliore, giusto?”

Non è detto, purtroppo.

Quando ingaggi un commercialista tu ti aspetti generalmente di aver assoldato un alleato. Ti aspetti di aver trovato la persona che, sapendo gestire le cose che tu non sai ma che ti servono per la tua impresa, abbia a cuore il tuo successo tanto quanto lo hai tu.

Ti aspetti quindi di avere trovato la persona che si sobbarcherà tutte le rotture di scatole che tu non vuoi fare come:

  • la contabilità;
  • i rapporti con il fisco;
  • i rapporti con le banche;
  • le richieste di contributi e finanziamenti;
  • ecc.ecc.

E ti aspetti, ovviamente, che lui lo faccia senza che tu debba chiedergli niente.

Cioè mentre tu fai in pace il tuo lavoro, il lavoro per cui hai deciso di diventare imprenditore, lui si occuperà di fare tutte cose che a te fanno schifo.

E per quello che sopporti il fatto che sia salito sulla tua auto-azienda anche se ne avresti fatto volentieri a meno.

Quello che però sottovaluti è il fatto che con ogni probabilità lui NON pensa assolutamente quello a cui stai pensando tu.

Il commercialista NON ha alcuna intenzione di farsi carico di tutte le TUE rotture di scatole perché:

  • NON ha come obiettivo principale il TUO successo MA il SUO successo;
  • NON ha scelto di salire sulla tua macchina-azienda ma per lui sei tu che lo hai invitato a salire, per cui sei tu che hai bisogno di lui;
  • vuole solo fare il suo lavoro in santa pace, proprio come te.

“Ma il suo lavoro è occuparsi delle mie rotture di scatole!”

Questo è il lavoro che tu VORRESTI che lui facesse ma in realtà tu ricordi di averglielo chiesto in questo modo?

Oppure quello che tu gli hai chiesto è più simile a “Devo aprire un’attività, come faccio?”

Perché in questo caso il commercialista ti ha probabilmente dato tutta una serie di indicazioni utili solo per APRIRE una partita IVA e ti ha fatto un preventivo per tenere la tua contabilità e gestire i tuoi obblighi fiscali. Stop.

Nessun incarico per GESTIRE la tua partita IVA e nemmeno nessun incarico per GESTIRE TUTTE le tue rotture di scatole.

Se tu gli avessi chiesto “Devo aprire un’attività e voglio che tu ti occupi di TUTTA la parte amministrativa della mia azienda” sono quasi certo che tu non avresti ancora trovato un commercialista.

Perché nessun commercialista vuole diventare socio del proprio cliente e rischiare assieme a lui e alla sua attività ma vuole solo tenergli a posto le carte e prendersi il suo compenso.

Cominci a capire la differenza?

Tu cerci un alleato ma lui si sta offrendo come un semplice fornitore.

E sai qual è la prova di quello che ti sto dicendo?

Semplicemente il prezzo che ti chiede di pagare.

Quando paghi ad una persona 1.000 -2.000 – 5.000 -8.000 euro l’anno (in base alle dimensioni della tua impresa) puoi davvero pensare che siano cifre per cui tu possa trovare un socio? O è molto più probabile che tu stia trovando un fornitore?

E i fornitori sono forse soggetti che di solito hanno a cuore il TUO successo? O cercano di fare il minimo sforzo per portare a casa quanto gli spetta?

Tieni conto che con i prezzi che fa un commercialista deve seguire decine, se non centinaia, di imprenditori. Pensi sia umanamente possibile farsi carico della totale gestione amministrativa di tutti questi imprenditori?

E il commercialista è un professionista che magari ha qualche impiegato che gli dà una mano ma generalmente si passa TUTTE le pratiche. Ed è anche lui un essere umano, non un robot.

Capisci quindi che già all’inizio del viaggio [forzato] che tu imprenditore e il tuo commercialista cominciate a fare c’è un grandissimo problema di fondo:

  • tu imprenditore e il tuo commercialista NON avete un obiettivo comune ma ognuno punta al PROPRIO successo e NON ad un successo comune;
  • tu imprenditore e il tuo commercialista NON vi parlate chiaramente all’inizio del viaggio e quindi mentre tu PENSI di aver trovato un SOCIO, il tuo commercialista PENSA di dover fare solo la sua parte da FORNITORE;
  • tu imprenditore PENSI di aver trovato un collaboratore con cui GESTIRE la tua azienda mentre il tuo commercialista PENSA di dover solo TENERE IN REGOLA l’azienda con il fisco.

All’inizio del viaggio [forzato] questa ENORME differenze NON viene messa subito sul piatto e affrontata, qui tu imprenditore e il tuo commercialista vi fate un film completamente diverso del percorso da fare.

Un film che rimane però solo nella testa di ognuno. In questo modo nessuno dei due capisce che c’è un peccato originale che andrebbe risolto immediatamente.

E visto che nessuno percepisce il problema vi mettete in viaggio insieme.

 

Il viaggio [forzato] arriva al bivio.Bivio Imprenditore e Commercialista

Dopo che il viaggio è iniziato non passa molto tempo prima che le cose che tu imprenditore e il tuo commercialista non vi siete detti comincino a venire a galla.

Tu imprenditore inizi a non avere più notizie dal tuo commercialista e ti trovi completamente da solo a gestire la tua azienda, scoprendo che non è così semplice come ti eri immaginato.

Dal canto suo il tuo commercialista non sente la necessità di verificare come stai andando, l’importante è che porti le carte in tempo per fare gli adempimenti fiscali che la legge impone.

E questo fino a che non arriva la prima tornata di tasse da pagare.

E tu imprenditore cominci a fare delle domande al commercialista.

  • “Ma come mai devo pagare così tanto?”
  • “Ma non si poteva sapere prima?”
  • “Ma perché non mi hai avvisato che stavo fatturando così tanto?”
  • ecc.

E ti sente rispondere che

  • l’agenzia delle entrate ha messo a disposizione i software all’ultimo minuto come sempre,
  • che ci sono un sacco di scadenze fiscali e che non si riesce mai a fare i conti con un po’ di anticipo,
  • che mancavano delle carte e sono state portate in ritardo
  • ecc.

In pratica tu imprenditore cominci a chiedere le cose che ti saresti aspettato dal tuo commercialista e il tuo commercialista ti fa capire che il lavoro lui lo ha fatto e che il ritardo non è colpa sua.

Le cose non dette all’inizio del viaggio [forzato] cominciano timidamente ad emergere. Ma ancora nessuno dei due dà la giusta importanza a quanto sta accadendo.

“In fondo era la prima tornata di tasse e magari non ci eravamo capiti bene. Da ora in poi sarà tutto più chiaro e migliore.”

Invece nulla cambia. Passano gli anni, passano le tornate di tasse da pagare ma la situazione non cambia mai, anzi degenera.

Tu imprenditore cominci ad essere stanco di chiedere sempre le stesse cose e di sentirti rispondere sempre con le stesse scuse.

Cominci ad essere stanco di pagare parcelle di migliaia di euro per avere in cambio solamente il conto delle tasse da pagare e nessun aiuto nella gestione della tua azienda.

Azienda che invece di essere 90% lavoro che ti piace + 10% rotture di scatole si è trasformata in 10% lavoro (che ormai nemmeno) ti piace + 90% di rotture di scatole.

Dall’altra parte il tuo commercialista è stanco di sentirsi sempre sotto accusa e di non ricevere apprezzamenti per tutto il volume di rogne fiscali di cui si fa carico per te imprenditore e non capisce cosa pretendi in cambio di quei quattro euro che gli paghi ogni anno.

Eccoci qua. Il viaggio [forzato] è arrivato al bivio. Al bivio degli obiettivi. Tu imprenditore e il tuo commercialista siete sulla stessa macchina-azienda ma volete andare in due direzioni opposte: ognuno verso il PROPRIO successo.

Tutto quello che avrebbe dovuto essere chiarito durante il primo incontro e che invece è rimasto lì nascosto a bollire sempre di più con il passare del tempo ESPLODE come un vulcano e rende il rapporto tra te imprenditore e il tuo commercialista un vero conflitto.

Con quale esito?

Ce ne possono essere sostanzialmente due:

  • tu imprenditore decidi di far scendere il commercialista dalla tua auto-azienda per farne salire un altro. Cosa che purtroppo ti riporterà molto probabilmente ad affrontare di nuovo lo stesso bivio;
  • tu imprenditore ti rassegni e decidi di tenere sulla sua auto-azienda il tuo commercialista fermandoti a fissare per sempre quel bivio, senza puntare né verso il tuo successo né verso quello del tuo commercialista.

“Quindi come posso evitare di continuare a girare a vuoto e ritrovarmi sempre al bivio o fermarmi a guardarlo per sempre?”

 

Seleziona i tuoi compagni di viaggio PRIMA di farli salire in macchina.

Per evitare di finire a cambiare inutilmente commercialisti ogni anno o rassegnarti al fatto che non ti possano aiutare più di tanto hai solo un modo:

DEVI CHIEDERE ESATTAMENTE QUELLO CHE VUOI AVERE

  • Sei costretto ad avere un commercialista perché non ne sai nulla di numeri e scartoffie?
  • Sei convinto che alla fine dei conti il commercialista non è altro che un fornitore della tua azienda e NON un socio che si farà carico dei tuoi problemi senza che tu lo chieda?

E allora comportati con lui come ti comporteresti con qualsiasi altro fornitore:

CHIEDI ESATTAMENTE COSA VUOI AVERE DA LUI E CHIEDI SE E’ IN GRADO DI DARTI ESATTAMENTE QUELLO CHE CHIEDI.

Alla tua specifica richiesta:

  • Se ti risponde NO sai che non è il commercialista che fa per te;
  • Se ti risponde SI ma non mantiene quanto promesso hai tutto il diritto di non pagare ed andartene immediatamente.

“Si, ok. Ma io non ne so niente di numeri e scartoffie, che ne so cosa devo chiedergli!”

Ma ti do un’indicazione io ovviamente! Cosa scrivo il blog a fare se poi non ti do un aiuto concreto?!?

Se vuoi:

  • diventare un VERO imprenditore e non rimanere per sempre una partita IVA che vaga senza meta e che dipende in tutto e per tutto dal commercialista;
  • sfruttare fino all’ultimo centesimo le parcelle che paghi al tuo commercialista;

ecco a te in 4 punti il minimo sindacale che DEVI PRETENDERE dal tuo commercialista:

  1. un bilancio completo, dove vengono contabilizzate sia le fatture che TUTTI i movimenti bancari. Anche se lui insiste per proporti contabilità semplificate o a forfait tu fagli chiaramente capire che per gestire un’impresa in modo professionale bisogna avere a disposizione il quadro dei numeri COMPLETO e NON ZOPPO;
  2. ogni mese o trimestre una previsione dei tuoi ricavi e dei tuoi costi del mese o trimestre successivo assieme al controllo delle differenze con i tuoi ricavi e i tuoi costi effettivamente realizzati;
  3. ogni mese o trimestre una previsione delle tue entrate e delle tue uscite di banca del mese o trimestre successivo assieme al controllo delle differenze delle tue entrate e delle tue uscite di banca effettivamente realizzate;
  4. una stima (e non l’importo esatto al centesimo) delle imposte da versare con almeno 4-5 mesi di anticipo rispetto alle scadenze.

Se NON ti fornisce ALMENO questi 4 servizi con continuità allora le possibilità che la tua azienda raggiunga il successo sono già molto basse in partenza.

Si, ti costerà certamente qual cosina in più di quello che paghi adesso ma con un’ENORME DIFFERENZA: che finalmente NON paghi solo per avere il conto delle tasse in ritardo ma paghi per avere un servizio FONDAMENTALE per il miglioramento della tua azienda.

Finalmente ogni mese o ogni trimestre il commercialista si farà vivo e ragionerete insieme su come sta andando la tua attività e quali sono le cose da sistemare senza arrivare sempre in ritardo.

Senza numeri sempre aggiornati e previsioni di quello che ti succederà nei mesi futuri NON hai alcuna speranza di costruire qualcosa di importante ma solo la certezza che dovrai alzarti ogni mattina sperando che tutto fili liscio fino alla prossima tornata di tasse da pagare.

In questo modo trascinerai il tuo commercialista verso la strada per il TUO successo (e digli pure che se stai bene tu starà sicuramente bene anche lui!).

Probabilmente ti chiederai perché di solito il commercialista NON ti fornisce questi 4 servizi di base.

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18 pensieri su “Scopri perché il tuo commercialista ti sembra più un esattore delle tasse che un aiuto per la tua impresa e le 4 cose da PRETENDERE SUBITO per far fruttare ogni euro della parcella che tu gli paghi.

  1. Prima di tutto devo farti i miei complimenti per la tua splendida esposizione.

    Mi è piaciuto moltissimo il tuo ragionamento riguardo la scelta del compagno di viaggio, del rapporto consulente o fornitore, mi sono rivisto quando 13 anni fa ho aperto la mia partita iva.

    Spero di avere molto materiale da leggere in questo blog e di prendere spunti utili!

    Buon lavoro,
    L.C.

  2. ti rispondo da commercialista con uno studio di consulenza fiscale alle spalle di 12 dipendenti che però personalmente si occupa soprattutto di controllo di gestione.

    Tu confondi le due cose.

    Quello che paghi al commercialista 1.000-2.000-5.000-10.000 euro all’anno in funzione del giro d’affari e della dimensione della tua azienda è la consulenza FISCALE, che significa tenuta della contabilità (con registrazione delle fatture), redazione dei bilanci, predisposizione dei pagamenti e, soprattutto, assunzione delle responsabilità dietro tutti questi adempimenti.
    Quello che vorresti è un consulente che ti metta su un proto-sistema di controllo di gestione e ti assista nella gestione aziendale, che però non si elemosina in giro ma si paga a parte (diciamo che le tariffe partono dai 500 euro al giorno).

    Ora ti spiego il cliente medio del commercialista invece cosa vuole: pagare il meno possibile, il più tardi possibile.

    Come in tutti i campi, ottieni quello che paghi. Se sei disposto a pagarmi la consulenza fiscale quando e quanto ti dico io, lasciandomi lavorare senza pensare di insegnarmi il mestiere, e se sei disposto a pagarmi A PARTE e a partire dai 500 euro a giornata la consulenza per la gestione della tua azienda dal punto di vista dei numeri, che tu giustamente da IMPRENDITORE non hai idea di cosa sia, allora non c’è nessun problema.

    Se questi soldi non ce li hai, ti posso consigliare qualche libro per iniziare a capire qualcosa di gestione d’azienda fino a che non li farai e potrai delegare ad un professionista.

    Il resto è fantasia.

    • Ciao Commercialista e consulente (purtroppo non so il tuo nome 🙂 )

      grazie per il tuo commento.

      Non capisco perchè dici che mi confondo, stiamo dicendo la stessa cosa.

      E’ un gioco di percezioni: l’imprenditore per 1.000-2.000-5.000-10.000 euro all’anno PENSA di avere tutto mentre per la stessa cifra il commercialista PENSA di occuparsi della parte fiscale.

      Il problema NON è il prezzo ma il fatto che i due si aspetteranno cose completamente diverse MA NON se lo dicono apertamente.

      E’ la mancanza di comunicazione il problema.

      Anche io nel post ho scritto che una collaborazione di questo tipo costa di più ma la voglia di investire e di migliorare fa tutta la differenza tra chi vuole essere un VERO imprenditore e chi si accontenta di avere una partita IVA.

      Meglio spendere 100 e percepire un’utilità pari a 0 o è meglio spendere 200 e percepire un’utilità di 1.000?

      Per quanto riguarda la tua visione del cliente medio, dei tuoi prezzi e di come gestisci la tua clientela non entro nel merito, ognuno è libero di pensare e fare quello che ritiene.
      Il mio scopo NON è insegnare a nessuno a fare il proprio mestiere.

      • Ciao Davide, ho letto molto di ciò che hai scritto e pubblicato.
        Mi viene in mente una domanda anche in merito a ciò che il “Commercialista e consulente” (nella risposta precedente) menziona in merito alla parcella che il commercialista chiede all’imprenditore.

        Tu nel tuo articolo reciti: “Si, ti costerà certamente qual cosina in più di quello che paghi adesso ma con un’ENORME DIFFERENZA: che finalmente NON paghi solo per avere il conto delle tasse in ritardo ma paghi per avere un servizio FONDAMENTALE per il miglioramento della tua azienda.”

        Il commercialista e consulente dice: “Quello che vorresti è un consulente che ti metta su un proto-sistema di controllo di gestione e ti assista nella gestione aziendale, che però non si elemosina in giro ma si paga a parte (diciamo che le tariffe partono dai 500 euro al giorno).”

        Ora a scanso di equivoci e per chiarire bene ciò che un imprenditore dovrebbe fare e comportare nella scelta del consulente, quale sarebbe una cifra “giusta” che non sia un eresia dei € 500 giornalieri e che non rimanga nella falsa illusione che con “qualcosina” se la può cavare con il costo della gestione fiscale “basica”?

        • Ciao Lorenzo,

          quello che ha scritto il “commercialista e consulente” lascia il tempo che trova. E’ scritto in forma anonima e senza alcuna argomentazione, quindi NON prenderei in considerazione più di tanto quello che ha scritto posto che potrebbe anche essersi inventato tutto.

          Detto questo la tua domanda è senza risposta. Se limitiamo il ragionamento ad un tot di euro “ragionevoli” siamo fuori strada.

          Dipende se tu vuoi solo formazione e poi ti arrangi ad implementare tutto il sistema di amministrazione, se vuoi assistenza continuativa, che azienda hai, che dimensioni hai, ecc. ecc.

          L’unica cosa certa è che se vuoi un servizio che sia veramente utile e non sia il solo conteggio delle tasse devi sicuramente mettere in conto che la cifra che paghi ora, aumenterà.

          L’unica ragionevolezza dell’aumento è la proporzione con i benefici che poi ricevi da questi nuovi servizi.

          Per avere il conto delle tasse pesano anche solo pagare 50 euro.
          Se invece hai un servizio che ti permettere di essere più efficiente e guadagnare 50.000 euro in più anche se ti chiedono 10.000 non penso sia un problema.
          Se poi vuoi una persona che si occupi costantemente della tua amministrazione aziendale allora anche 500 euro al giorno (che sono poi un 100.000 anno circa) in aziende abbastanza strutturate possono essere ragionevoli.

          Puoi quindi intuire come sia impossibile darti un termine di “ragionevolezza”.

  3. Ciao Davide,
    io trovo il tuo articolo molto pertinente, hai centrato a pieno la problematica.
    Quando dici che il commercialista “non ha come obiettivo il TUO successo ma il SUO”
    hai esemplificato esattamente il processo di “consulenza “.

    Bravo continua così

    Aniello

  4. Bellissimo articolo Davide, grazie.

    Io questi problemi li ho tutti e dopo 6 anni di attività la mancanza di comunicazione
    è sempre misera.

    Il mio commercialista è un ex finanzierie, per cui molto oculato e attento alle virgole, ma sicuramente non è proteso verso la crescita, non mi aiuta ad ottenere risorse economiche che potrebbero aiutarmi a risanare la situazione e portarla ad altri livelli.

    Vorrei cambiarlo senza dolore, ma sinceramente non so chi potrebbe essere quello giusto.

    Io sicuramente di errori ne ho fatti tanto nella mia ingenuità imprenditoriale, ma lui sicuramente non ha voglia di essere mio socio, anzi, me l’ha proprio detto in faccia un giorno di alcuni anni fa.

    Grazie ancora per i chiarimenti .

    • Ciao Deborah, grazie a te!

      Sai, avere un commercialista che si occupa solo ed esclusivamente della parte fiscale NON è un problema di per sè.

      Il problema può nascere se ti affidi SOLO ad un commercialista fiscalista.

      E questo perché l’unica persona che può darti una mano è totalmente concentrata sull’unico aspetto che non porterà mai al successo un imprenditore e la sua azienda: il fisco.

      Per riuscire a sbloccare la situazione hai 3 modi:

      • a fianco al commercialista fiscale ci metti un consulente che ti aiuti a crescere. Per questa soluzione la risorsa che ti serve sono i soldi per pagare le consulenze.

      • ti trovi un socio che abbia le conoscenze per farti crescere. Per questa soluzione la risorsa che ti serve è un’idea imprenditoriale capace di attirare qualcuno di preparato che voglia investire con te.

      • impari da sola le cose che ti servono per crescere e magari chiedi al tuo commercialista fiscale espressamente che oltre al fisco ti prepari anche le cose che ti servono. Per questa soluzione la risorsa che ti serve è tanta voglia di imparare e faticare.

      Purtroppo in Italia NON abbiamo, per ora, nessuna scuola per imprenditori. Quindi fare degli errori è la cosa più normale che ci sia.
      L’importante è capire dove si è sbagliato e cercare di non ripetere l’errore.

      Quindi prima di cambiare il tuo commercialista assicurati di trovarne uno che possa darti gli strumenti che servono per far crescere la tua azienda, come ad esempio i 4 punti che hai letto nel post.

      In bocca al lupo!

  5. Ciao Davide, questo blog mi sta facendo riflettere abbastanza, attualmente ho una ditta individuale e ho sempre ricevuto scoraggiamenti a passare ad una forma giuridica diversa, ora devo per forza passare a società perché faccio entrare un socio e sono stato convinto a passare a SaS per mantenere ancora la contabilità semplificata, ma dopo aver letto anche l’articolo dove facevi l’esempio del mare ora ho un grosso tarlo in testa. Ho già fatto col notaio l’atto costitutivo della SaS ma non è ancora operativa, ho sentito un avvocato per questioni inerenti ai dipendenti e anche l’avvocato mi ha chiesto come mai non ho fatto una SRL, nel tuo articolo anche tu menzionavi il fatto di iniziare a pensare ad una SRL e ora io mi chiedo io, ma perchè non ho ascoltato altre campane prima di spendere 1600 euro di notaio ? Il mio attuale commercialista non fa nessuna delle 4 cose che hai menzionato come fondamentali, io ovviamente non capendoci nulla dell’argomento non mi sono mai sognato di chiederle… visto che devo ripartire a breve con il socio e ho questa opportunità vorrei vederci più chiaro possibile. Mi hai dato delle scosse abbastanza forti e ora mi sento mezzo “fregato”, ed è bastato leggere due articoli di un blog che tratta un argomento che non avevo mai affrontato in maniera diretta prima di ora…

    • Ciao Tony,

      ormai la Sas è fatta, non ti porterà nessun beneficio rimuginarci sopra.

      Concentra la tua attenzione sul far funzionare il business.

      Per fare questo chiedi ALMENO che ti venga tenuta una contabilità ordinaria in modo da avere sempre sotto controllo TUTTI i numeri della tua azienda e poterli sfruttare per verificare lo stato di salute della tua società.

      Chiedi al commercialista di avere un bilancio ogni mese e che ti impegnerai a fargli avere tutte le carte per tempo.

      Quando il tuo business sarà consolidato e funzionerà bene in modo costante passerai ad Srl.

      In bocca al lupo!

  6. Non posso che suggerire a tutti i commercialisti di ragionare in questa direzione suggerita da Davide, che mi permetto di chiamare per nome tanta è la l’empatia percepita.. “percezione”… Parola chiave su quale riflettere e, mi permetto di dire, lavorare. E’ quello che fanno tutte le imprese, lavorare sui feedback sulla sensazione di aver “dato” e quindi sul valore percepito dalla clientela.
    Dare valore e uscire in fretta dalla logica della mera compliance normativa sarà l’unica via di risanamento del rapporto professionista/impresta.
    Spostare il focus sul business del cliente. Il professionista che si interessa dell’impresa, è il migliore amico dell’impresa e lo pagheranno come tale.
    Al commercialista ignoto mi permetto di dire che vive nell’equivoco che un imprenditore possa pagare volentieri qualcosa che “non sa nemmeno cosa sia”…
    Suggerirei di operare con un approccio differente: prima individuare e dimostrare il potenziale beneficio, poi lavorare per “venderlo” al cliente.
    In questo senso credo che Davide non confonda affatto le “due cose”.
    Saluti e… attenzione al dlgs 127/2015… chi non si muove per tempo a portare valore in impresa si farà male.

  7. Buonasera Davide.
    Vorrei una risposta a questa domanda, nata da una informazione giuntami oggi.
    Corrisponde a verità che i commercialisti guadagnino una sorta di percentuale, o altro oltre al loro onorario in base a quanto il loro cliente paga di tasse?
    E se si potrebbe fornirmi una fonte dove reperire informazioni dettagliate?
    La ringrazio molto

    • Buongiorno Massimo,

      NON so dove tu abbia avuto questa informazione ma è assolutamente FALSA.

      Da chi dovrebbero prendere questi soldi i commercialisti? Dallo Stato?
      Pensa che l’unica cosa che lo Stato DAVA ai commercialisti era 1,03 euro per ogni dichiarazione inviata, come rimborso spese (se così si può chiamare).
      Adesso NON dà più nemmeno quello.

      Figurati una % sulle tasse dei clienti del commercialista.

      Fatti dare un riferimento da chi ti ha dato l’informazione che sarei curioso anche io di sapere da dove nasce questa idea.

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